LA SERLIANA        

                                        Associazione culturale

 

Domenica 11 aprile   2010

  Testaccio tra archeologia e  urbanistica:

dal Monte dei Cocci al quartiere operaio

 

 

Prenotazione obbligatoria allo 06-452215171

Accompagna la dott.ssa A. Burchi

 

Istituito come  XX Rione di Roma  nel 1921, Testaccio viene urbanizzato a partire dal 1883 con l’intento di farne l’insediamento abitativo dei lavoratori addetti alla nascente zona industriale di Roma ubicata  in prossimità del Tevere e della via  Ostiense. Ma la storia di Testaccio è millenaria come la città e nulla  meglio dello stemma del Rione lega le sue vicende più recenti alle  sue  origini più remote, quando la vicinanza dell’area al fiume e alle attività ad esso connesse ne fecero una vera e  propria discarica di cocci di anfore (testae) che, accatastati nei secoli, dettero origine ad un monte di circa 40 metri di altezza  che ancora oggi caratterizza il toponimo del quartiere (mons testaceus).

Antichità e  storia  recente si fondono strettamente nel rione che offre, anche al visitatore meno attento, i risultati della ricerca archeologica affiancati a panorami della storia  urbana  più recente. La salita all’area del Monte dei Cocci costituisce il punto di partenza  per un itinerario che ripercorrerà la storia di Testaccio dall’antichità romana ai giorni nostri: dai grandiosi resti dei magazzini della  Porticus  Aemilia e dai  suggestivi ambienti a ridosso delle banchine fluviali, attraverso il ricordo delle feste di carnevale che dal 1256 il popolo romano teneva sul Monte dei Cocci e l’eco delle ottobrate romane immortalate dalle incisioni di Bartolomeo Pinelli, scopriremo gli edifici che, dalla fine dell’800, hanno conferito a questo antico spazio la struttura di quartiere moderno. Si tratta di edifici funzionali che, in alcuni casi, hanno contribuito a fare  la storia dell’architettura italiana: i complessi residenziali di Innocenzo Sabbatini e Quadrio Pirani, il palazzo delle Poste in via  Marmorata, l’edificio del Mattatoio, la caserma dei Vigili del Fuoco e la parrocchia di S. Maria Liberatrice, autentico cuore del rione, costituiscono ancora  oggi l’aspetto caratteristico del quartiere nel quale antico e presente  riescono mirabilmente a convivere ed alimentarsi. (A.B.).